26/04/2021

Si susseguono ormai da mesi gli alti e bassi nell’andamento del mercato delle criptovalute, che è arrivato a bruciare oltre 300 miliardi di dollari. Una settimana fa il Bitcoin, sull’onda dell’offerta pubblica iniziale in borsa di Coinbase, veniva scambiato a 61.427 dollari, vicino ai massimi storici. In appena sette giorni ha bruciato il 22% scendendo sotto la soglia dei 50.000 dollari per la prima volta da inizio marzo.

Un andamento che dimostra come il segmento delle criptovalute sia caratterizzato da una estrema, eccessiva volatilità, che fa apparire gli investimenti in tale settore più simili al gioco d’azzardo che al mercato azionario.

C’è da chiedersi se, in un mercato totalmente privo di regole e controlli, i forti sbalzi sul mercato delle criptovalute siano determinati da fattori reali o, piuttosto, da previsioni e rilanci di analisti unicamente intenzionati ad influenzarne l’andamento. È forte, infatti, il rischio di aggiotaggio.

Ecco perché l’UE è all’opera per ridurre i rischi per gli investitori e fornire stringenti parametri alle società che emettono le criptovalute. La Commissione europea ha infatti lanciato una consultazione pubblica per raccogliere pareri in merito alla loro tassazione, al fine di contrastare le frodi e l’evasione fiscale.

L’iniziativa comunitaria dovrebbe fornire alle amministrazioni fiscali le informazioni per identificare i contribuenti che stanno attivamente utilizzando nuovi mezzi di pagamento o di investimento, in particolarecriptovalute, allo scopo di limitare evasione e frodi fiscali – riporta il comunicato della Commissione. Secondo gli intenti dell’UE, inoltre, gli emittenti di criptovalute particolarmente significative e garantite da attività saranno soggetti a misure più rigorose in termini di requisiti patrimoniali, tutela dei diritti degli investitori, nonché supervisione.

Un orientamento a nostro avviso ancora troppo improntato al controllo fiscale più che a una vera regolamentazione del mercato in un settore dove tutti, senza alcun controllo e senza alcuna tutela, potenzialmente possono investire e perdere ingenti somme. Per questo riteniamo che sia necessario da parte della BCE e delle banche nazionali un ruolo attivo, più incisivo e determinato, che miri ad affermare correttezza e trasparenza in un mercato ancora troppo “torbido” e sregolato.

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