IL CASO PERUGIA Un milione e quattrocentomila euro di passivo. I conti con il brivido dell’aeroporto di Sant’Egidio agitano non tanto i sonni, ma le mosse di chi ha in mano quote e governance del San Francesco. I numeri arrivano da Sase e dicono così: «La perdita di esercizio attesa per il 2020 ammonta a circa -1,4 milioni di euro, rispetto ad un patrimonio netto e ad un capitale sociale di circa 1,2 milioni di euro. Si pone dunque la problematica di come gestire l’attuale “azzeramento” del patrimonio sociale alla luce della situazione eccezionale che si è venuta a creare». Cioè i soci devono ripianare. Ma i dubbi si rincorrono. Come si rincorrono le voci. Quali? Per esempio di una possibilità di ingresso di privati (che in realtà già ci sono, ma è più facile individuarli come investitori istituzionali) della compagine societaria. Ipotesi che aleggerebbe in diversi tavoli e salotti e che porta in avanscoperta Alessandro Petruzzi, presidente perugino di Federconsumatori che siede del consiglio della Camera di Commercio dell’Umbria che, insieme al Sviluppumbria, ha il 70% della azioni Sase. A essere precisi la Camera di Commercio è al 37,64% e Sviluppumbria al 35,96%. «Non è un problema di chi- dice Petruzzi- ma eventualmente di come. Non siamo preoccupati di una presenza di pubblico e privati insieme. Piuttosto ci preoccupa il silenzio che c’è intorno alla questione aeroporto. Sarebbe opportuno che se ne parli alla luce del sole. Senza manovre nell’ombra. L’importante è salvare l’aeroporto. Tenendo conto che quello che sta succedendo nella regioni vicine, penso a Toscana e Marche dove c’è una concorrenza tra aeroporti, potrebbe pesare anche sull’Umbria». La stoccata è servita e arriva nei giorni in cui Sviluppumbria ha sbloccato per l’aeroporto circa 180mila euro di liquidità. A proposito di liquidità, dai conti Sase emergeva un quadro fa, di corsi di liquidità pesante entro la fine del mese. Cioè domani. Nel primo anno di pandemia a fronte della forbice di passeggeri che andava tra i 220 mila e i 250mila, ci si è fermati a 77mila. Questo ha contratto in maniera pesantissima si i ricavi cosiddetti aviation che non aviation (negozi, parcheggi, collegamenti con il San Francesco). C’è un piano triennale che indica la strada del rilancio, ma c’è prima da sciogliere il nodo del profondo rosso 2020. La Regione, in caso i soci non ce la facessero a ripianare per intero le perdite, è pronta a coprire la differenza ma a una condizione: che sia stipulato «un nuovo accordo con i soci nel quale sia previsto un congruo riassetto societario in ragione dell’effettivo apporto finanziario di ciascuno». La seconda strada è quella tracciata dal decreto Liquidità del governo Conte, che prevede la possibilità di spalmare le perdite 2020 in cinque anni. Soluzione che alla Regione non piacerebbe. Luca Benedetti

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