Medici e infermieri in pensione, luminari che lasciano il servizio pubblico per andare a lavorare con i privati. E, ancora: mancanza di turnover e di risorse negli ospeda- li, liste d’attesa infinite per gli utenti. La fotografia della sanità locale scattata da Federconsumatori è impietosa, con l’ospedale San Giovanni Battista di Foligno una volta fiore all’occhiello ed ora malato grave

“Ci tengo innanzitutto a ringraziare chi resta, chi lavora ogni giorno nella nostra sanità locale, nonostante tutto”. Così Alessandro Petruzzi, presidente Federconsumatori Perugia che alla Gazzetta di Foligno lancia l’allarme sulla sanità locale, denunciando l’impoverimento dei servizi, la carenza di risorse e l’abbandono da parte di moltissimi sanitari. Un allarme che coinvolge innanzitutto l’ospedale San Giovanni Battista e che riguarda anche la rete dei servizi sul territorio.

Petruzzi, dal vostro osservatorio in quale condizione è la sanità pubblica a Foligno?
“Voglio fare innanzitutto un grandissimo elogio a medici, infermieri e personale sanitario che hanno deciso di restare; che prestano il proprio servizio qui e hanno sopportato una fase difficilissima, quella della pandemia, senza risorse. A fronte dei pochi che restano però moltissimi se ne andranno ancora, da qui a fine anno. Partiranno medici, ma anche caposala e figure apicali delle nostre strutture sanitarie. Da una situazione di eccellenza che avevamo in passato, con reparti di riferimento a livello nazionale e una gestione informatizzata dei servizi all’avanguardia, Foligno ha perso moltissimo. Sul fronte politico credo che l’errore di questi anni sia stato, anziché elevare gli altri territori – come Terni e Orvieto -, livellare in basso Foligno: peggiorano i servizi e le specializzazioni non ci sono più. Eravamo un’eccellenza italiana per la medicina d’emergenza, una delle realtà più innovative, che oggi è in forte difficoltà. Piovono segnalazioni su segnalazioni di disservizi dal Pronto soccorso di Foligno, che serve un bacino di utenza che va da Ponte San Giovanni fino a Spoleto e alla Valnerina. Questo accade perché, se non funziona l’erogazione dei servizi e le liste di attesa si ingolfano, se la medicina del territorio non risponde alle necessità dei malati, allora il Pronto soccorso diventa un imbuto. Quello di Foligno è stato costruito per un bacino cittadino, eppure assorbe il doppio, il triplo delle richieste. Se poi non se ne potenzia il personale ma addirittura questo cala, è ovvio che tutto va in tilt”

Parlava di personale sanitario che se ne va. Perché?
“Perché per molti professionisti sanitari le condizioni di lavoro sono diventate proibitive sia per mancanza di risorse che di personale e dunque di organizzazione. Possibile, ad esempio, che all’ospedale di Foligno la notte ci sia una operatrice socio sanitaria per 60 malati? Sa questo che significa? Che sessanta pazienti ricoverati vengono assistiti solo da un operatore: questo comporta, inevitabilmente, anche disservizi, non certo attribuibili all’unico operatore in servizio. Una situazione dovuta alla mancanza di personale: mancano le sostituzioni mediche e c’è necessità anche del rafforzamento del corpo infermieristico. Parliamo di lavoratori che hanno subìto lo stress della pandemia e che sono schiacciati da turni massacranti, con permessi per malattia e sostituzioni talvolta impossibili da coprire. Molti a questi ritmi non resistono e scelgono di passare al privato, anche con una maggior remunerazione. Così si realizza una doppia perdita per la sanità pubblica, che vede partire i suoi ‘pezzi pregiati’ e che non avrà più scuole di eccellenza – mancando i grandi ‘maestri’ – nei reparti specialistici dell’ospedale”… (…)

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