L’articolo 32 della Costituzione eleva il diritto alla salute a rango costituzionale e prevede che la responsabilità della tutela della salute sia ripartita tra lo Stato e le Regioni (Titolo V, art.117, comma 2, lett. m).

I principi su cui trova fondamento il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) sin dalla sua istituzione, avvenuta con la Legge 833/1978, sono l’universalità (accesso a prestazioni sanitarie a tutta la popolazione), l’uguaglianza (accesso senza alcuna distinzione sociale) e l’equità (parità di accesso per tutti di fronte alla parità di bisogni).

Garantire ai cittadini, attraverso il riparto alle Regioni delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale (FSN), l’accesso uniforme ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sulla base di requisiti di qualità, efficienza, appropriatezza, trasparenza e informazione, dev’essere la funzione di ogni articolazione del servizio sanitario e su cui se ne misura l’efficienza, il buon funzionamento e la capacità di prendere in carico il fabbisogno di salute.

Ma è proprio così?

La pandemia da Covid-Sars19 ha sottoposto a duro stress il sistema sanitario delle Regioni. Se da un lato, grazie anche al coordinamento nazionale, il SSN ha mostrato la straordinaria ed insostituibile funzione pubblica di garanzia nel fronteggiare l’emergenza sanitaria dall’altro, ha mostrato i limiti sedimentatesi in anni di tagli alla spesa pubblica e di modelli sanitari regionali non sempre adeguati a garantire risposte di cura appropriate, tempestive e di qualità.

Di fatto, l’attuale offerta dei servizi, aggravata dalla carenza di personale sanitario e infermieristico, in molte realtà del Paese, anche tradizionalmente apprezzate per l’alta qualità dell’offerta sanitaria, sta comportando limitazioni nell’accesso alle cure per milioni di cittadini costretti a rinunce, alla migrazione sanitaria  o a cure a pagamento laddove le condizioni familiari lo consentono.

I più recenti dati quantificano una spesa privata pro capite di circa 665 euro annui. Davvero tanto se oggi, a questi costi, le famiglie sono costrette a sommare l’incidenza del carovita, del caro-energia e del caro-carburante.

Agli Sportelli di Federconsumatori arrivano numerose le segnalazioni del disagio sanitario che riguarda essenzialmente:

  • l’allungamento dei tempi di attesa per prestazioni specialistiche ed esami nei poliambulatori ospedalieri e distrettuali;
  • la carenza di servizi di territorio, di posti letto ospedalieri e nelle RSA e l’aumento delle rette;
  • l’impossibilità di scelta di Medici di Medicina Generale, dei Medici Pediatri e il difficile ricorso ai Medici obiettori a garanzia del diritto alla Legge 194;
  • l’affollamento dei Pronto Soccorso e l’insicurezza degli interventi della rete dell’emergenza-urgenza;
  • la scarsa reperibilità di farmaci di marca ed anche di soluzioni equivalenti;
  • il contenzioso amministrativo tra aziende sanitarie e cittadini a seguito di controlli sui requisiti di esenzione ticket;
  • le difficoltà nella presa in carico dei bisogni di cura nella continuità assistenziale;
  • l’accesso carente a servizi sanitari digitalizzati che facilitino lo scambio di informazioni sanitarie dei pazienti.

Il quadro delle emergenze rilevate traccia uno spaccato di Paese allarmante che sollecita ogni autorità sanitaria ad interventi urgenti e mirati per rispondere al fabbisogno di cura dei cittadini inoltre, spinge Federconsumatori ad intensificare la propria azione di tutela del diritto alla salute da disservizi e malasanità ed a contrastare la progressiva privatizzazione di pezzi strategici della sanità pubblica.

A ciò si aggiungono le preoccupazioni sui rischi insiti alla proposta di Autonomia differenziata a firma del Ministro Calderoli che, se approvata, aggraverebbe l’accesso a servizi essenziali di cittadinanza subordinandoli, in un Paese già disseminato di disuguaglianze sociali, alla ricchezza economica dei luoghi in cui si risiede minando alla base i principi costituzionali di solidarietà, universalismo e coesione territoriale su cui trae fondamento il SSN.

Uno scenario sanitario complessivo che preoccupa e che deve impegnare il Governo, le istituzioni locali ed il management sanitario ad assumere il portato del disagio sanitario che attraversa il Paese per individuare le opportune risposte e costruire percorsi e strumenti di confronto permanente fra le rappresentanze politico-istituzionali, sociali ed associative.

Federconsumatori, ad ogni livello, intende intensificare ed agire a pieno la sua funzione di rappresentanza generale dei diritto alla salute ed alle cure per come compresa all’art. 3 del proprio Statuto.

FARMACI NON REPERIBILI: IL GOVERNO ASSICURI IL BLOCCO DEI PREZZI, GARANTISCA L’ACCESSO AI FARMACI E VIGILI SU OGNI POSSIBILE FENOMENO SPECULATIVO.

Gli aggiornamenti dell’Aifa circa l’indisponibilità temporanea e/o permanente di oltre 3mila farmaci, fra cui molti di largo consumo, destano non poca preoccupazione per i fenomeni speculativi che rischiano di innescarsi a catena lasciando sprovvisti i pazienti delle cure più appropriate.

Preoccupazioni reali in tante realtà del Paese accentuate dalla contingenza del periodo in cui milioni di italiani sono a letto per l’influenza di stagione e per il Covid determindo il maggiore consumo di farmaci per alleviarne sintomi e complicanze.

La difficoltà di reperimento farmaci a base di ibuprofene, antibiotici, antiasmatici, antiepilettici, antipertensivi, sciroppi per bambini vengono ormai segnalati in molte regioni. Anche laddove sono le stesse farmacie a produrle e dove sembrerebbero scarseggiare anche le materie prime per la loro preparazione.

Nell’ultimo report  dell’Aifa del 5 gennaio scorso, sono stati individuati 3.195 farmaci con difficoltà di reperimento, a partire da diverse date di questi, molti hanno farmaci equivalenti ma per centinaia è indicata la cessata commercializzazione senza alcuna alternativa. Per oltre 550 vengono segnalati problemi di produzione.

L’irreperibilità dei farmaci mostra quanto, in uno scenario di grave instabilità internazionale, anche il settore dell’accesso alle cure sanitarie rischia di essere schiacciato dalla dipendenza di approvvigionamento delle materie da Paesi come India e Cina, dai costi di produzione e confezionamento, da non pochi fattori speculativi e dalla corsa all’accaparramento incontrollato di scorte.

Quali alternative?

Ferma restando ogni difficoltà legata alla fase congiunturale internazionale, preoccupa che, considerate le scadenze monitorate dall’Aifa, non siano state predisposte in tempo soluzioni alternative. Preoccupa altrettanto, il possibile verificarsi di fenomeni speculativi sulla domanda, sull’uso di scorte, o ancor più, l’ambito della vendita online priva di adeguati filtri e controlli.

Atteso che è demandata ai medici specialisti o ai medici di medicina generale la prescrizione di farmaci generici o equivalenti o alternativi per quelli di cui è cessata la commercializzazione, o di quanti si verifica una carenza di reperimento temporaneo, è evidente il malessere che comporterà per i pazienti abitudinari all’assunzione di farmaci a marchio di cui se ne è sperimentata l’efficacia e misurati i rischi di eventuali effetti collaterali.

Federconsumatori, preoccupata che in un frangente sanitario così delicato il Governo abbia avviato la procedura per il cambio dei vertici dell’Aifa, nel sollecitare la pronta nomina della figura più appropriata, competente e indipendente a rivestire un incarico così delicato, sollecita il Governo, il Ministero della Salute, a mettere in campo ogni azione necessaria per assicurare l’adeguato approvvigionamento dei farmaci e a vigilare sulla vendita scongiurando i rischi di un mercato nero che esporrebbe i cittadini oltre che a rischi per la salute anche a possibili maggiori costi.

Considerato infine che si paventano rischi di aumenti sul costo dei farmaci legati alla loro produzione e commercializzazione, anche in questa direzione, Federconsumatori chiede al Governo di assicurare il blocco paventato di ogni probabile aumento, compresi i farmaci da banco, i cui effetti graverebbero pesantemente sulle tante famiglie già stremate dal carovita.

TEMPI DI ATTESA SEMPRE PIÙ LUNGHI: I CITTADINI COSTRETTI A RINUNCE O CURE A PAGAMENTO.

Non c’è pace per il diritto alla salute. La pandemia, altre al carico di lutti, di crisi economica e disagio sociale, ha stremato il sistema sanitario delle Regioni costrette ad affrontare criticità inedite frutto di anni di tagli alle risorse ed ai posti letto, di Piani di rientro e commissariamenti, di assenza programmatoria del fabbisogno formativo di personale medico che riempisse le corsie ed i servizi di territorio, di criticità gestionali.

Il governo dei tempi di attesa è da anni emergenza nazionale ma la pandemia ne ha aggravato il fenomeno divenuto oggi insostenibile per la dimensione assunta.

La quantità delle prestazioni, degli esami e degli interventi chirurgici differiti e non ancora smaltiti che appesantiscono i tempi d’attesa ammonta a numeri impressionanti. Un’emergenza inedita che non può essere lasciata alle soluzioni diversificate delle singole Regioni.

Oggi, in assenza di medici, specialisti, tecnici di laboratorio, di concorsi che vanno deserti, di graduatorie bloccate, si recluta personale dall’estero, si privatizzano Pronto Soccorso e sale chirurgiche, si demedicalizzano le ambulanze, si appaltano turni a cooperative e liberi professionisti reclutati spesso senza il possesso dei necessari titoli di studio e con il rischio sulla garanzia della qualità, della sicurezza e della continuità delle cure che assicurano ai pazienti.

È la mercificazione del lavoro sanitario in cui 1 turno di un medico ospedaliero con 15 anni di esperienza lavorativa vale 322 euro per 6 ore e 20minuti contrattuali contro il valore di 1.044 euro del valore di un turno di 12 ore di un medico esterno al SSN che arriva a cumulare anche più turni continuativi.

Di fatto, il reddito annuo che percepisce un medico ospedaliero nel rispetto del CCNL e su 262 giornate lavorative ha un valore di circa 85.000 euro superato dal reddito di 87.696 euro annui di un medico turnista che lo raggiunge in soli 84 turni l’anno.

È una giungla di rapporti di lavoro che ledono i CCNL, mettono a rischio la qualità e la sicurezza delle cure e il rapporto di fiducia medico-paziente.

È uno spezzatino di ricette per affrontare le criticità dei 20 sistemi sanitari regionali che non possono essere la via per dare soluzione unitaria a emergenze comuni.

Se in Calabria sono stati chiamati 51 medici da Cuba per sopperire alla carenza di personale medico mentre i propri giovani medici costretti a migrare, nelle sole regioni di Lombardia (45.157 turni), Piemonte (14.400 turni in Pronto Soccorso), Veneto (42.061 turni) ed Emilia Romagna (359 turni) nel 2022 si sono contati oltre 101.000 turni appaltati a medici a gettoni per servizio in Pronto Soccorso, sale operatorie e medicina specialistica (cardiologia, ostetricia, ginecologia, pediatria, ecc.).

A rischio la tenuta unitaria ed universalistica del servizio sanitario…

Recenti verifiche dei Nas hanno verificato che i medici a gettone impegnati a coprire servizi vuoti di personale non rispondevano ai requisiti richiesti per ricoprire il ruolo sanitario a cui chiamati (titolo di studio, età, ecc.)

Intanto, saltano visite, esami, interventi chirurgici, screening. A rischio la tenuta unitaria ed universalistica del servizio sanitario. A rischio la salute dei cittadini impossibilitati a cure a pagamento.

In assenza di dati ufficiali del Ministero, recenti indagini fotografano:

  • liste d’attesa per alcune prestazioni sino a 2 anni
  • il 71% dei pazienti costretto ad attendere oltre i tempi previsti
  • 100 milioni di visite ambulatoriali saltate
  • 1 milione e 774mila ricoveri in meno
  • migliaia di interventi chirurgici programmati differiti
  • 8.000 Medici in fuga dal SSN verso migliori condizioni retributive e/o di lavoro
  • 49.000 medici del SSN entro il 2030 andranno in pensione
  • 5 milioni di cittadini che rinunciano alle cure
  • il peggioramento delle aspettative di vita alla nascita in relazione al luogo di residenza
  • il 33,6% d’incidenza delle morti prevenibili, trattabili ed evitabili sulle morti complessive.

Uno scenario di criticità allarmante che comporta la negazione nell’accesso al diritto alla salute e lo spostamento di pezzi di bilancio familiare, e di risparmi, verso le cure private.

I dati più recenti quantificano in circa 35 miliardi di euro la spesa sanitaria privata e l’incidenza della spesa privata pro capite per ogni italiano a circa 665 euro. Davvero tanto se si considera che lavoratori e pensionati sono già gravati dalla fiscalità generale e dalla compartecipazione alla spesa sanitaria (ticket) per finanziare servizi non sempre in grado di proteggerli nel momento del bisogno.

Di fronte all’aggravarsi dei tempi di attesa e delle conseguenze che generano in termini di effetti sulla salute dei cittadini, di maggiori costi e di tenuta della qualità e della vivibilità delle comunità, Federconsumatori promuoverà ad ogni livello azioni di denuncia, confronto e proposta con le autorità sanitarie preposte per spingere verso soluzioni che:

  • garantiscano da Nord a Sud la presa in carico dei bisogni di cura dei cittadini implementando ed efficientando l’utilizzo di servizi ospedalieri e territoriali, mezzi, personale, strumenti e tecnologie in dotazione al SSN o da potenziare anche mediante il rapido e cogente utilizzo delle risorse del PNRR;
  • sottraggano il sistema sanitario da ogni fenomeno di privatizzazione e da speculazioni delle lobby sanitarie che drenano la domanda di salute verso il privato;
  • sostengano le richieste delle OO.SS. di un Piano straordinario di assunzioni nella P. A. con priorità alle professioni sanitarie;
  • efficientino l’attività di monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale sulle Liste d’Attesa adeguandolo a criteri chiari, trasparenti ed uniformi di rilevamento in ogni Regione;
  • rendano trasparente sul portale ufficiale del Ministero della Salute e su ogni sito istituzionale delle Regioni lo stato dei tempi di attesa per tutte le prestazioni monitorate dal PNGLA 2019-2021 ed attraverso una piattaforma di rilevamento unica;
  • rendicontino sulle risorse ripartire per ogni Regione dedicate all’abbattimento dei tempi d’attesa e l’efficacia prodotta in termini di obiettivi raggiunti;
  • forniscano ai cittadini la corretta informazione sui percorsi assistenziali che i SSR devono garantire a tutela del diritto alla salute;
  • garantiscano il governo clinico delle cure attraverso: l’accesso a cure sicure e di qualità, l’uniformità dei LA, l’efficace individuazione di percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali, la centralità del paziente, l’equilibrato rapporto Ospedale-Territorio, la continuità assistenziale 24 ore su 24 e 7 giorni su sette, l’adeguata formazione e l’aggiornamento continuo dei professionisti sanitari.

Federconsumatori attraverso la propria rete di sportelli dedicati, rafforzerà la propria azione di tutela per fornire ai cittadini ogni utile informazione di supporto e di assistenza.

TEMPI D’ATTESA: COSA SAPERE. (FONTE MINISTERO DELLA SALUTE)

La normativa di riferimento.

Il Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021 (Intesa Stato-Regioni del 21 febbraio 2019) sostituisce il Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2010-2012. Le Regioni e le Province Autonome nei 60 giorni successivi all’Intesa hanno recepito il PNGLA 2019-2021 e adottato un proprio Piano regionale di governo delle liste di attesa.

Cosa deve riportare la prescrizione medica?

Il medico prescrittore (medico di medicina generale-MMG, pediatra di libera scelta-PLS, specialista in strutture sanitarie pubbliche o accreditate) è tenuto ad indicare sul ricettario SSN:

  • se si tratta di prima visita o prestazione strumentale oppure di accessi successivi;
  • la Classe di priorità;
  • il Quesito diagnostico.

Il Quesito diagnostico descrive il problema di salute alla base della richiesta di della prestazione; la Classe di priorità definisce i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie.

Quali sono le classi di priorità per le prestazioni di specialistica ambulatoriale?

 Le Classi di priorità previste nel Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021 sono:

  • Classe U (Urgente), prestazioni da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore;
  • Classe B (Breve), prestazioni da eseguire entro 10 giorni;
  • Classe D (Differibile), prestazioni da eseguire entro 30 giorni per le visite / entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
  • Classe P (Programmata), prestazioni da eseguire entro 120 giorni. Fino al 31/12/2019 la Classe P era considerata da eseguirsi entro 180 giorni.

Quali sono le classi di priorità per le prestazioni di ricovero?

Le Classi di priorità previste nel Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021 sono:

  • Classe A: ricovero entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti o, comunque da recare grave pregiudizio alla prognosi;
  • Classe B: ricovero entro 60 giorni per i casi clinici che presentano intenso dolore, o gravi disfunzioni, o grave disabilità, ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti, né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi;
  • Classe C: ricovero entro 180 giorni per i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità, e non manifestano tendenza ad aggravarsi né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi;
  • Classe D: ricovero senza attesa massima definita per i casi clinici che non causano alcun dolore, disfunzione o disabilità. Questi casi devono comunque essere effettuati almeno entro 12 mesi.

Quali sono le classi di priorità per le prestazioni di ricovero?

Le Classi di priorità previste nel Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021 sono:

  • Classe A: ricovero entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti o, comunque da recare grave pregiudizio alla prognosi;
  • Classe B: ricovero entro 60 giorni per i casi clinici che presentano intenso dolore, o gravi disfunzioni, o grave disabilità, ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti, né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi;
  • Classe C: ricovero entro 180 giorni per i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità, e non manifestano tendenza ad aggravarsi né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi;
  • Classe D: ricovero senza attesa massima definita per i casi clinici che non causano alcun dolore, disfunzione o disabilità. Questi casi devono comunque essere effettuati almeno entro 12 mesi.

Come si possono prenotare le prestazioni sanitarie?

 Il canale di accesso alle prestazioni è determinato a livello locale e prevede diverse modalità tra cui:

  • CUP telefonico e/o CUP on-line;
  • sportello CUP;
  • farmacia che offre questo servizio;
  • medico di medicina generale (MMG)/pediatra di libera scelta (PLS).

Cosa succede se l’assistito rifiuta la prima data disponibile al momento della prenotazione?

 In tal caso esce dall’ambito di garanzia del rispetto dei tempi di attesa previsto dalla Classe di priorità assegnata.

È possibile conoscere la propria posizione nella Agenda di prenotazione dei ricoveri?

 Il Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021 riconosce al paziente la possibilità di prendere visione della sua posizione nella liste di attesa per il ricovero facendone opportuna richiesta alla Direzione sanitaria o alla Direzione medica ospedaliera.

Qualora si modifichino le condizioni cliniche del paziente oppure il paziente intenda rinviare l’intervento per motivi personali, è possibile apportare modifiche all’ordine di priorità a cura del medico proponente.

È possibile conoscere gli interventi messi in messi in atto dalla propria Azienda sanitaria per la gestione delle liste di attesa?

 Ogni Azienda sanitaria redige, su indicazione della Regione/Provincia autonoma, il Programma Attuativo Aziendale, che provvede a:

  • individuare, per le prestazioni di primo accesso, gli ambiti territoriali di garanzia nel rispetto del principio di prossimità e raggiungibilità, al fine di consentire di quantificare l’offerta necessaria a garantire i tempi massimi di attesa. Qualora la prestazione non venga erogata nell’ambito territoriale di garanzia, viene messo in atto il meccanismo di garanzia di accesso per il cittadino;
  • garantire la completa disponibilità di tutta l’offerta di specialistica pubblica e privata attraverso i sistemi CUP;
  • garantire la correttezza e l’appropriatezza delle prescrizioni di specialistica ambulatoriale (uso delle Classi di priorità, obbligatorietà del Quesito diagnostico, tipologia di accesso);
  • monitorare e fornire informazioni adeguate e periodiche sull’andamento dei tempi di attesa nel proprio territorio;
  • definire modalità organizzative appropriate per i rapporti con i cittadini in tema di liste di attesa assicurando una chiara comunicazione sulle problematiche esposte;
  • garantire la diffusione e l’accesso a tali informazioni utilizzando gli strumenti di comunicazione disponibili (tra i quali i siti Web aziendali), nonché prevederne la disponibilità anche presso le strutture di abituale accesso dei cittadini (farmacie di comunità, ambulatori dei MMG e dei PLS);
  • indicare quali percorsi alternativi o azioni straordinarie da adottare per garantire i tempi massimi in condizioni di criticità.

È possibile sospendere le prenotazioni delle prestazioni?

 Sospendere le attività di prenotazione (fenomeno delle cosiddette liste d’attesa bloccate, agende chiuse) è una pratica vietata dalla Legge 23 dicembre 2005, n. 266, articolo 1, comma 282. (Finanziaria 2006).

È possibile sospendere l’erogazione delle prestazioni?

 È possibile, in via del tutto eccezionale e nel rispetto di alcune regole, nel caso in cui la sospensione riguardi l’erogazione totale di una certa prestazione in una singola struttura, cioè non ci siano altre risorse che continuano ad erogare tale prestazione garantendo così il servizio.

Le sospensioni delle prestazioni, indicate al paragrafo 3.1 del Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021, sono oggetto di monitoraggio.

I cittadini che ritengono di aver subito un disservizio sanitario possono rivolgersi alla rete di Sportelli di Federconsumatori dove riceveranno assistenza e tutela.

Sul sito www.federconsumatori.it la mappa nazionale delle Sedi regionali e degli Sportelli.

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