“Quest’idea è venuta dopo una visita in Corea del Nord – ironizza Crisanti – Forse non sa che non si possono fare leggi ad personam o per categorie. Voglio essere chiaro: è una buffonata”, ha detto il professore di Microbiologia e Microbiologia Clinica all’Università di Padova, ai microfoni di ‘Un giorno da pecora’ su RadioUno.

“Io posso pure capire che magari si è esagerato. Ma se si è esagerato, come in tutte le cose, è un problema di rapporto tra domanda e offerta. Evidentemente – rileva il virologo – c’è una domanda gigantesca da parte delle persone di informarsi, che i media intercettano, e chiaramente l’offerta viene dalle persone che hanno da dire qualcosa. Quindi – aggiunge Crisanti – io penso che una proposta di questo tipo sia principalmente un affronto verso i cittadini”.

Nel quadro dell’epidemia, “il rischio più grosso che corriamo è legato alla durata del vaccino: circa 6 mesi dopo la seconda dose. Siamo costretti a rincorrere il virus e a iniziare la terza dose. Abbiamo persone che ancora devono ricevere la prima dose, c’è chi deve avere la seconda e chi deve fare la terza. Dovremmo fare tutti la terza dose a 6 mesi dalla seconda? Per avere un livello di protezione che blocca la trasmissione, sì”, dice Crisanti.

Chi è stato vaccinato a gennaio “ha un livello di protezione più basso. Se guardiamo i dati da Israele, dopo 6 mesi il livello di protezione contro l’infezione si abbassa al 30-40%. Io ho fatto la seconda dose a febbraio, teoricamente se incontrassi una persona infetta potrei infettarmi ma ho ancora una protezione buona contro il rischio di malattia grave. I dati di Israele evidenziano che la terza dose protegge contro la variante Delta. Speriamo che dopo la terza dose la protezione duri più di 6 mesi”.

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